Human Rights
|
![]() |
di Donatella Massai |
Liu Xiaobo, Premio Nobel 2010 per la pace. È un nome che dà fastidio al governo cinese. Molto fastidio, tanto da suscitare reazioni eclatanti al momento della notizia dell’attribuzione del Premio.
Liu Xiaobo è uno scrittore e attivista dei diritti umani impegnato, sin dalle giornate di Piazza Tiananmen nel 1989, per l’affermazione della piena democrazia nella Repubblica Popolare Cinese.
Xiaobo è stato il promotore del documento “Charta 08”, il manifesto sottoscritto nel 2008 da più di 300 intellettuali cinesi per chiedere alla Cina di aprirsi a una democrazia di fatto e di uscire dal cosiddetto “ regime mascherato”.
Liu Xiaobo è stato condannato nel 2009 a 11 anni di prigione, perché per il governo cinese le sue proteste, mai violente e sempre tese a costruire piuttosto che a distruggere, sono state bollate come sovversive.
Tuttavia il Comitato per l’assegnazione del Nobel ha ragionato in maniera diametralmente opposta rispetto al governo cinese e ha assegnato il Nobel a Xiaobo riportando, tra le altre, le seguenti motivazioni: “L'articolo 35 della Costituzione cinese sancisce che 'i cittadini della Repubblica popolare cinese godono della libertà di espressione, di stampa, di assemblea, di associazione, di corteo e di manifestazione'. In pratica, è dimostrato che queste libertà sono chiaramente limitate per i cittadini cinesi. 'Da oltre due decenni, Liu Xiaobo è un forte portavoce della battaglia per l'applicazione dei diritti umani fondamentali anche in Cina”.
Xiaobo ha potuto avere notizia dell’assegnazione del Nobel solo due giorni dopo l’annuncio ufficiale. Lo ha saputo in carcere e ha pianto di gioia, come riporta Wang Jinbo, ex leader dei ragazzi di Piazza Tiananmen, che è riuscito a mettersi in contatto con lui.
In questi giorni il governo cinese sta continuando a definire “osceno” il premio a Xiaobo e manifesta il proprio dissenso attraverso atti di vera e propria rappresaglia quali l’arresto, ingiustificabile, della moglie di Xiaobo, Liu Xia, dall’8 ottobre scorso senza alcuna ragione agli arresti domiciliari. A meno che ragione non voglia considerarsi l’essere moglie di Xiaobo… Moglie di una persona “sgradita”, che si vorrebbe lasciare nell’oblìo e invece balzata agli onori della cronaca grazie al coraggio della cultura, alla forza delle idee.
Tra coloro che hanno proposto l’assegnazione del premio Nobel a Xiaobo figura anche Vaclav Havel, defender del nostro programma “Speak Truth To Power”, e promotore del documento “Charta 77” nell’ex Cecoslovacchia a cui Xiaobo si è ispirato per “Charta 08”.
Nella splendida intervista a Kerry Kennedy, contenuta nel nostro manuale educativo, Havel dice: “Il coraggio, in ambito pubblico, significa dover andare contro l'opinione della maggioranza (rischiando al tempo stesso di perdere la propria posizione) in nome della verità. E io ho sempre ammirato i personaggi della storia che sono stati capaci di fare esattamente questo.”
Xiaobo è stato capace di farlo e continua a lottare perché in Cina vengano rispettati i diritti umani, partendo proprio dal diritto alla libertà di espressione e quindi al dissenso.
Per questo la Fondazione Kennedy aderisce alle tante manifestazioni di vicinanza a Xiaobo espresse nel mondo da politici, artisti e intellettuali e per questo auspichiamo che venga immediatamente liberata anche Liu Xia.